

La mostra parla del potere dell' immagine e di come sia stata usata dalle due Medici regine di Francia, Caterina e Maria (albero genealogico della famiglia de' Medici), per legittimare il ruolo di reggenti dopo la morte dei rispettivi mariti e giustificare la pretesa di governare famiglie e fazioni lacerate dai conflitti
Caterina resse le redini del potere lungo il regno di tre sovrani francesi, e Nicolas Houel – il creatore del testo su cui si basa il ciclo di quindici arazzi monumentali – costruì l’apologia del suo diritto al comando attraverso la fusione delle vicende di due diverse Artemisie dell’antichità, entrambe regine in Caria (regione dell’Asia Minore, oggi parte della Turchia). La prima, alleata del re persiano Serse nella guerra contro la Grecia, partecipò alla battaglia di Salamina nel 480 a.C., la seconda, vedova del re Mausolo, regnò dal 352 al 350 a.C., e dopo la morte del marito fece erigere in sua memoria un grandioso monumento funebre, il Mausoleo appunto, annoverato fra le sette meraviglie del mondo antico. Con la riscrittura di questi due miti si fondevano dunque in un’unica immagine il lutto vedovile e la potenza della sovrana.
Il ciclo, concepito dallo speziale e filantropo parigino Nicolas Houel per la prima regina medicea intorno al 1560, fu tuttavia realizzato solo da Enrico IV, che lo dedicò a Maria incentrandolo sul tema dell’educazione del principe ideale, suo figlio, il futuro Luigi XIII. Per un singolare intreccio della storia, Maria avrebbe di lì a poco condiviso il destino di Caterina, vedova e reggente. La tessitura degli arazzi fu affidata dal re nel 1607 alla manifattura del faubourg Saint-Marcel, da lui stesso fondata.
Gli arazzi, di misure diverse, alti ciascuno quasi cinque metri, sono rimasti separati fino al 2005, quando i sette pezzi di proprietà del Mobilier national di Parigi furono riuniti a otto già in Inghilterra, acquistati poi dall’Atelier Chevalier e acquisiti dallo Stato francese grazie alla generosità del gruppo bancario Natixis. Restaurati per celebrare le Manifatture Reali di Francia, queste magnifiche opere giungono per la prima volta a Firenze, la città natale delle due regine.
La tessitura degli arazzi è una tecnica molto antica, probabilmente già praticata nell’antico Egitto. Nel Medioevo gli arazzi rappresentarono una delle più importanti forme di espressione artistica e testimoniavano la ricchezza, il potere e lo status del loro proprietario. Rendevano inoltre le stanze più colorate e calde, grazie al loro potere di termoregolazione e di assorbimento dell’umidità, e potevano essere staccati, arrotolati e spostati facilmente da una dimora all'altra. Il loro successo è proseguito ininterrottamente fino al Settecento: seguendo il modificarsi del gusto e delle tendenze artistiche, gli arazzi hanno assecondato le composizioni e la scelta di materiali preziosi (come la seta o i filati metallici d’argento e d’oro), largamente presenti anche nel ciclo di Artemisia.
Oltre alla vera e propria “galleria” di arazzi, la mostra offre altre sezioni che permetteranno di entrare nel mondo delle due Medici regine di Francia, ma anche di approfondire l’affascinante e drammatica vicenda di Artemisia
Nella prima sezione dipinti e capolavori preziosissimi intendono mettere in luce le figure delle due regine, sottolineando la loro passione per il collezionismo attraverso una scelta di opere, contenuta nel numero, ma significativa per comprenderne gusti e inclinazioni
I ritratti delle due sovrane e le tele che raffigurano i loro matrimoni introdurranno il visitatore al tema preminente della mostra, quello delle “donne al potere”. Gli oggetti preziosi consentiranno poi di ammirare la raffinatezza delle loro collezioni, e curiosità quali un talismano astrale appartenuto a Caterina – accusata di essere cultrice di arti magiche – e alcune lettere, permetteranno di entrare nella loro sfera privata.
In una scenografica “galleria degli arazzi”, quasi una scatola nera che ne sottolinea i preziosi colori, sono esposti i quindici monumentali panni accompagnati da gessi, cui è affidato il compito di evocare i soggetti raffigurati.
La sezione finale, dedicata alla “Restituzione di Artemisia al mito” riconsegna la figura femminile alla dimensione del dolore privato. Straordinari dipinti di grande enfasi drammatica, consoni allo spirito teatrale dell’epoca, privilegiano il momento in cui la regina beve le ceneri del marito miste ad acqua (ma anche a vino o a lacrime a seconda delle fonti), offrendo il proprio corpo come urna, per divenirne il sepolcro vivente. La sezione completa dunque idealmente la storia di Artemisia, riportandola su quel piano letterario che l’ha resa universalmente nota. Ricche vesti e sontuosi arredi vanno a comporre un campionario di capolavori di oreficeria: per questo motivo nella sala vengono esposti oggetti preziosissimi, che hanno lo scopo di evocare e quasi di rendere tridimensionali i fantasiosi vasi dipinti.
La mostra dedicata alle due regine di Francia rappresenta un’opportunità per trasferire il mito di Artemisia nel XXI secolo. Se la riscrittura di questo mito, con la fusione della vicenda di due regine in un unico, potente simbolo del diritto al regno, è alla base della genesi degli arazzi esposti in mostra, in questa occasione assistiamo a una sua doppia riscrittura, da parte di due nomi celebri.
Il ciclo, concepito dallo speziale e filantropo parigino Nicolas Houel per la prima regina medicea intorno al 1560, fu tuttavia realizzato solo da Enrico IV, che lo dedicò a Maria incentrandolo sul tema dell’educazione del principe ideale, suo figlio, il futuro Luigi XIII. Per un singolare intreccio della storia, Maria avrebbe di lì a poco condiviso il destino di Caterina, vedova e reggente. La tessitura degli arazzi fu affidata dal re nel 1607 alla manifattura del faubourg Saint-Marcel, da lui stesso fondata.
Gli arazzi, di misure diverse, alti ciascuno quasi cinque metri, sono rimasti separati fino al 2005, quando i sette pezzi di proprietà del Mobilier national di Parigi furono riuniti a otto già in Inghilterra, acquistati poi dall’Atelier Chevalier e acquisiti dallo Stato francese grazie alla generosità del gruppo bancario Natixis. Restaurati per celebrare le Manifatture Reali di Francia, queste magnifiche opere giungono per la prima volta a Firenze, la città natale delle due regine.
La tessitura degli arazzi è una tecnica molto antica, probabilmente già praticata nell’antico Egitto. Nel Medioevo gli arazzi rappresentarono una delle più importanti forme di espressione artistica e testimoniavano la ricchezza, il potere e lo status del loro proprietario. Rendevano inoltre le stanze più colorate e calde, grazie al loro potere di termoregolazione e di assorbimento dell’umidità, e potevano essere staccati, arrotolati e spostati facilmente da una dimora all'altra. Il loro successo è proseguito ininterrottamente fino al Settecento: seguendo il modificarsi del gusto e delle tendenze artistiche, gli arazzi hanno assecondato le composizioni e la scelta di materiali preziosi (come la seta o i filati metallici d’argento e d’oro), largamente presenti anche nel ciclo di Artemisia.
Oltre alla vera e propria “galleria” di arazzi, la mostra offre altre sezioni che permetteranno di entrare nel mondo delle due Medici regine di Francia, ma anche di approfondire l’affascinante e drammatica vicenda di Artemisia
Nella prima sezione dipinti e capolavori preziosissimi intendono mettere in luce le figure delle due regine, sottolineando la loro passione per il collezionismo attraverso una scelta di opere, contenuta nel numero, ma significativa per comprenderne gusti e inclinazioni
I ritratti delle due sovrane e le tele che raffigurano i loro matrimoni introdurranno il visitatore al tema preminente della mostra, quello delle “donne al potere”. Gli oggetti preziosi consentiranno poi di ammirare la raffinatezza delle loro collezioni, e curiosità quali un talismano astrale appartenuto a Caterina – accusata di essere cultrice di arti magiche – e alcune lettere, permetteranno di entrare nella loro sfera privata.
In una scenografica “galleria degli arazzi”, quasi una scatola nera che ne sottolinea i preziosi colori, sono esposti i quindici monumentali panni accompagnati da gessi, cui è affidato il compito di evocare i soggetti raffigurati.
La sezione finale, dedicata alla “Restituzione di Artemisia al mito” riconsegna la figura femminile alla dimensione del dolore privato. Straordinari dipinti di grande enfasi drammatica, consoni allo spirito teatrale dell’epoca, privilegiano il momento in cui la regina beve le ceneri del marito miste ad acqua (ma anche a vino o a lacrime a seconda delle fonti), offrendo il proprio corpo come urna, per divenirne il sepolcro vivente. La sezione completa dunque idealmente la storia di Artemisia, riportandola su quel piano letterario che l’ha resa universalmente nota. Ricche vesti e sontuosi arredi vanno a comporre un campionario di capolavori di oreficeria: per questo motivo nella sala vengono esposti oggetti preziosissimi, che hanno lo scopo di evocare e quasi di rendere tridimensionali i fantasiosi vasi dipinti.
La mostra dedicata alle due regine di Francia rappresenta un’opportunità per trasferire il mito di Artemisia nel XXI secolo. Se la riscrittura di questo mito, con la fusione della vicenda di due regine in un unico, potente simbolo del diritto al regno, è alla base della genesi degli arazzi esposti in mostra, in questa occasione assistiamo a una sua doppia riscrittura, da parte di due nomi celebri.
Il fumettista Giuseppe Palumbo trasferisce in una graphic novel il mito dell’EternArtemisia (Comma 22). Le tavole originali del fumetto saranno esposte – con ingresso libero – in un ambiente adiacente alla mostra Caterina e Maria de’ Medici: donne al potere. Verranno inoltre organizzati, in collaborazione con la Scuola Internazionale di Comics, workshop di fumetto con Giuseppe Palumbo.
Ulteriori eventi legati alla mostra includono concerti di musica “Alla Corte dei Medici” e letture di poesie di Ronsard e altri esponenti della Pléiade (nella traduzione dal francese). A gennaio, durante Pitti Uomo, si terranno serate dedicate alla moda alla corte medicea e un evento speciale sulla cucina italiana, introdotta da Caterina alla corte francese insieme all’uso della forchetta.


